The Guardian (http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jun/10/editorial-amazon-destruction-alberto-pizango), 10.6.2009
Negli ultimi due mesi le popolazioni indigene dell'Amazzonia Peruviana hanno manifestato pacificamente contro la distruzione delle loro terre. La rivolta degli indios ha compreso il blocco dei fiumi per impedire alle compagnie petrolifere di mandare chiatte nella foresta, per cercare di contrastare una nuova legge che ne accelera lo sfruttamento da parte di boscaioli, minatori, coltivatori di bio-combustibili, petrolieri.
Il presidente del Perù, Alan Garcia è deciso a parcellizzare la foresta in lotti ad uso commerciale, incoraggiato in questo da un accordo di libero commercio firmato tre anni fa con gli americani. Più del 70 % della foresta è stato destinato allo sfruttamento petrolifero, e le conseguenze per l'ecosistema dell'Amazzonia, e per le popolazioni che ci vivono, sono terribili. Lo scorso venerdì la protesta ha avuto una svolta violenta quando degli scontri con l'esercito e la polizia, che cercavano di rimuovere un blocco stradale, hanno lasciato almeno 30 morti, e forse molti di più.
Il portavoce degli indios, Alberto Pizango, leader di un'organizzazione per i diritti umani che difende gli interessi degli indiani dell'Amazzonia di tutto il paese, e che ha combattuto a lungo pacificamente per la protezione delle foreste, è stato accusato di sedizione. Ieri ha chiesto asilo all'ambasciata del Nicaragua a Lima.
Nel frattempo la protesta continua. Molte compagnie petrolifere che operano in Perù hanno legami con la Gran Bretagna, compresa la Perenco, una compagnia anglo-francese che ha progetti petroliferi nel nord dell'Amazzonia, su un territorio che secondo gli attivisti di Survival International ospiterebbe almeno due tribù della foresta.