<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> piano casa, berlusconi, edilizia, tolomei
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Piano Casa
 

di Bernardino Tolomei

 

Mr. B, quello che che si è autocondonato la sua villa in Sardegna, crede di darci da bere che, siccome ha costruito Milano 2, se ne intende di urbanistica. Invece non ne capisce niente, e fondamentalmente non gliene importa niente. Per lui le case si costruiscono come con il lego: se serve, ne aggiungo un pezzo, e via. Per lui l'urbanistica si basa sui principi del Monòpoli: se un terreno è mio, ci costruisco tante case e tanti alberghi quanto me lo permettono le mie finanze. E siccome io posso, costruisco quanto mi pare, e voi niente. Il concetto di bene comune, di interesse comune non gli è solo estraneo, lo disgusta come l'olio di ricino, va bene per gli altri. Naturalmente qualsiasi cosa dica, per i suoi reggicoda, è l'idea del secolo, la trovata che tutta Europa si appresta ad imitare.

Eppure, per demenziale che sia, la trovata non è dispiaciuta agli italiani. Per noi, la sola idea di rubacchiare qualche metro cubo in più, alla faccia del sindaco e soprattutto del vicino di casa, ci dà un tale brivido di piacere che siamo disposti ad imbruttire, perfino a deprezzare la nostra stessa casa. Il fatto che i vincoli urbanistici non siano necessariamente degli assurdi ostacoli burocratici (anche se qualche volta lo sono), ma qualcosa che tutela prima di tutto noi stessi, non ci sfiora.

In questo senso, paradossalmente mr. B. è democratico: permette anche al cittadino qualunque di eludere nel suo piccolo quelle regole che i potenti hanno sempre eluso alla grande. Il cittadino ringrazia e lo vota, e lui lo sa.

lo personalmente, come architetto, sono esterrefatto che non ci sia stata un moto di rivolta totale da parte della categoria. Gli architetti dovrebbero sapere non solo quello che è possibile materialmente fare, ma soprattutto quello che è opportuno fare. Chissà, forse gli ci hanno visto un'occasione di aumentare la clientela...

E' vero che al primo momento l'idea poteva sembrare talmente ridicola, grottesca, irrealizzabile, da apparire una boutade estemporanea, ma purtroppo non è così. Capito che la proposta era eccessiva perfino per lui, mr. B. l'ha leggermente ridimensionata, rendendola, in quanto più praticabile, ancora più pericolosa.

Poi capita un terremoto e forse, chissà, qualcuno potrebbe perfino pensare che il patrimonio edilizio italiano non si può gonfiare come un palloncino, altrimenti scoppia. Bisogna metterlo a norma, risanarlo, renderlo più economico e compatibile, in buona parte demolirlo e poi semplicemente ricostruirlo meglio, senza aumentare il volume, ma usandolo in modo razionale, cioè, guarda caso, applicare quei criteri e quelle regole che il Nostro vuole ignorare.

Così, al posto di aumentare il valore delle ville dei ricchi, si accrescerebbe quello degli immobili comuni, soprattutto quelli delle periferie, invece di diminuirlo.

Tra l'altro, dato che anche questi interventi comporterebbero investimenti pubblici e privati ed occupazione, forse in misura ancora maggiore, si otterrebbe in modo virtuoso quel risultato anti-crisi tanto sbandierato, ma utile solo a coprire la solita frenesia predatoria, la solita strizzata d'occhio ai peggiori istinti italici.

 
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