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Colpi di Stato e Costituzioni

dalla Bolivia all'Honduras

di Clifton Ross *

 
Traduzione: Bernardino Tolomei

Fonte: CounterPunch http://www.counterpunch.org/ross06292009.html , 29-6.2009

 

Negli Stati Uniti un golpe in Honduras non godrebbe di una grande copertura mediatica, neanche nel momento più favorevole, dato che la maggior parte dei nordamericani non è in grado di trovare quel paese su un atlante, e soprattutto non avrebbe un motivo per farlo. Tuttavia quelli che negli USA hanno prestato attenzione ai cambiamenti nell'America Latina nell'ultimo decennio, e quasi tutti quelli che stanno sotto il confine meridionale, sanno che il golpe contro il presidente Manuel Zelaya ha implicazioni profonde per quella regione, o meglio per tutta l'America Latina.


Mentre la stampa americana distoglie appena un poco l'attenzione dai filmati di repertorio e gli special su Michael Jackson e Farrah Fawcett per riferire della reazione al golpe del presidente Obama, i latino-americani terranno ben d'occhio i governi della regione e le reazioni sociali in Honduras, cercando di prevedere i possibili sviluppi di questa vicenda.


In un gioco di potere tra Zelaya che manovrava (secondo alcuni illegalmente) in favore di un referendum sulla costituzione, ed un congresso che vede messo in pericolo il suo ruolo nel caso di una nuova costituzione, i militari hanno avuto una parte decisiva, e la mattina presto di domenica 28 giugno hanno destituito Zelaya, bloccando il referendum. Dopo aver esibito una falsa dichiarazione di dimissioni di Zelaya, il presidente del congresso, Roberto Micheletti ha prestato giuramento. Dall'esilio in Costa Rica Zelaya ha denunciato la frode ed ha dichiarato che egli è il solo legittimo presidente dell'Honduras. Nel frattempo, durante la cerimonia del giuramento di Micheletti, secondo l'Associated Press, " fuori dal Congresso, circa 150 persone contrarie alla destituzione di Zelaya, tenendosi a distanza dallo schieramento della polizia, mostravano il pugno e cantavano "Abbasso la borghesia" e "Traditori".


Tuttavia la venezuelana Telesur dava della scena una versione parecchio diversa. Per almeno cento volte ha riferito che molta gente ("almeno 15.000", altre stime dicono 20.000) era raccolta in sciopero e che un leader del Bloque Sindical Popular, Ángel Alvarado, incitava ad uno sciopero generale per il giorno seguente. La sera dopo il golpe il governo di Micheletti metteva il coprifuoco sul paese, sotto il controllo dell'esercito, il quale bandiva anche ogni notizia sul golpe. Nel frattempo, alcuni leader della regione e membri dell'ALBA (Alternativa Bolivariana per le Americhe) si incontravano in Nicaragua dove Chávez ha ricordato la somiglianza tra quello che era capitato a lui in Venezuela nel 2002 e gli eventi in Honduras. Chávez finiva il suo intervento intimando ai "golpistas" di arrendersi, mentre il presidente dell'Ecuador Rafael Correa chiedeva che fossero processati per tradimento.


Se in America Latina sembrano esserci molto poche possibilità di sostegno per i golpisti, le prospettive non sembrano migliori su al nord. In effetti, quello che colpisce di più a proposito di questo golpe, se si deve credere al Wall SWtreet Journal, è che a quanto pare la nuova amministrazione Obama era contraria ad esso fin dalla fase preparatoria. Paul Kiernan e Jose de Cordoba riportano sul Journal che "l'amministrazione Obama e i membri dell'Organization of American States hanno lavorato per settimane tentando di sventare ogni tentativo di rovesciare il presidente Zelaya". Il segretario di Stato Hillary Clinton ha detto apertamente che "l'azione intrapresa contro il presidente dell'Honduras Manuel Zelaya viola le regole dell'Inter-American Democratic Charte, e deve quindi essere del tutto condannata".


Per quelli che sperano di vedere una nuova politica americana nella regione, questo è davvero un motivo per essere moderatamente ottimisti, soprattutto considerando che Zelaya è uno stretto alleato del presidente del Venezuela Hugo Chávez. Questo sarà uno dei primi colpi di stato in tutto il continente in 55 anni che gli USA non avranno messo in atto direttamente o sostenuto in un secondo tempo (il primo fu quello in Ecuador, durato quattro ore, nel gennaio 2000, realizzato dal centro-sinistra).


Tuttavia l'articolo del Wall Street Journal ha offerto una motivazione del golpe poco credibile: "Per spiegare i timori che avevano dato il via all'azione dei militari, il generale in pensione Daniel López Carballo ha giustificato la mossa contro il presidente dicendo alla CNN en Español che Zelaya era una pedina di Chávez, e che se i militari non avessero agito alla fine Chávez avrebbe governato l'Honduras per procura."


Anche se le forze più reazionarie della regione vedono le più sinistre motivazioni dietro la generosità di Chávez, e fanno il possibile per demonizzare il leader venezuelano, la ragione più ovvia per il golpe è il fatto che Zelaya aveva indetto un referendum sulla costituzione, un atto che ha innescato reazioni simili tra i reazionari di altri paesi dell'America Latina. Il problema è sempre lo stesso: dei leader progressisti vanno al potere sull'onda di un grande appoggio popolare e scoprono di avere le mani legate da delle costituzioni scritte dai loro predecessori neoliberali degli anni '90 sotto la tutela di Washington. Allora devono affrontare la scelta tra muoversi entro le strette regole della costituzione neoliberale o scriverne una nuova. La sola proposta di nuove regole fa infuriare l'oligarchia che, ovviamente, era stata l'ispiratrice della vecchia costituzione, e l'opposizione a costituzioni mirate a democratizzare il potere cresce ad ogni nuovo tentativo.


Chávez è stato il primo presidente progressista della regione a indire un referendum sulla costituzione dopo la sua elezione. La Costituzione della Repubblica Bolivariana del Venezuela è frutto di una larga quantità di contributi, ed è stata approvata in un referendum popolare con quasi il 72% dei voti, instaurando così la "Quinta Repubblica". Poi Chávez si ricandidò a presidente, fu rieletto con un margine ancora maggiore della volta precedente, e a quel punto ebbe la possibilità di realizzare quelle riforme che con la vecchia costituzione della Quarta Repubblica del 1961 sarebbero state impossibili.


Mentre il processo in Venezuela fu pacifico, in Ecuador all'avvento al potere di Rafael Correa, la sua richiesta di un'assemblea costituente spaventò il vecchio parlamento, quasi gli costò l'incarico, e portò a scontri sulle strade e al blocco del parlamento. Alla fine la crisi fu superata, Correa vinse sul parlamento ed ottenne una nuova costituzione, la prima al mondo che garantisce i diritti della Madre Terra e della natura.


La mini battaglia dell'Ecuador tra parlamentari e polizia, tuttavia, non fu nulla in confronto a quello che divenne quasi una guerra civile in Bolivia, per la proposta di una nuova costituzione. La crisi, che lasciò più di 100 morti nel dipartimento di Pando, e portò quasi alla secessione dei dipartimenti della "Media Luna", alla fine fu risolta ,creando un precedente nella diplomazia della regione: per la prima volta in America Latina una crisi non fu risolta dall'OAS, controllata dagli USA, ma dalla nuova organizzazione UNASUR (Union of South American Nations), in un meeting a Santiago, nel Cile, presieduto dal presidente di centro-sinistra Michelle Bachelet, e con la significativa assenza degli Stati Uniti, i cui rappresentanti non furono invitati. Questo fu il primo test per l'UNASUR, che fino ad allora era esistito più che altro sulla carta, e fu visto ovunque come un grande successo, che dimostrava che i paesi sudamericani potevano risolvere più efficacemente i loro problemi tra di loro che sotto l'egida dell'aquila imperiale del nord. Evo ritornò in Bolivia col pieno appoggio dell'UNASUR e di nove paesi della regione (compresi i governi neoliberali di Perù e Colombia), e alla fine la "Media Luna" dovette rassegnarsi. La nuova costituzione è stata approvata nel gennaio di quest'anno.


Anche se è impossibile dire come finirà il golpe in Honduras, il nuovo presidente Roberto Micheletti, che ha prestato giuramento il giorno stesso del golpe, potrebbe cavarsela solo un po' meglio dello sfortunato Pedro Carmona, presidente per un giorno in Venezuela (12-13 Aprile 2002), quando Chávez fu brevemente rovesciato. Micheletti non ha un solo alleato in America Latina, ed anche l'Impero sembra essere rassegnato al fatto che i colpi militari sono una cosa del passato e gli ha voltato le palle. Le elezioni e le costituzioni mirate a trasformare le nazioni dell'America Latina da democrazie "rappresentative" a "partecipative" sembrano essere l'onda futura che neppure degli eserciti ben armati saranno più in grado di fermare.


* Clifton Ross è uno scrittore e regista esperto di America Latina. E' autore tra l'altro del lungometraggio "Venezuela: Revolution from the Inside Out", 2008,

 
 
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