Tigri si nasce, e, modestamente, qualcuno lo nacque. E se provocata, la tigre sbrana.
Scusate il paragone: sollevò perplessa ilarità la esclusione del Presidente della Corte Costituzionale dal novero delle “alte cariche” da preservare, allorquando Alfano e Berlusconi ridisegnarono la legge sulla sospensione dei processi dopo che il Lodo Maccanico-Schifani era stato abrogato. Ad abrogarlo, era stata una sentenza di incostituzionalità della Corte Costituzionale, e il messaggio chiaramente percepito fu quello della piccola, ed alquanto misera, vendetta ideale: mi hai scostituzionalizzato? Ed io non ti sospendo i processi! Che tigri, che zanne, che artigli!
Ma se con la Legge Alfano la posta in gioco era alta e lambiva gli stessi equilibri politici dello Stato, in altri e meno importanti ambiti, la proporzione del graffio è relativa alle dimensioni infinitamente più piccine di storie, interessi, e protagonisti.Chi segue questo giornale on line, avrà certamente letto la vicenda della condanna, da parte della Corte dei Conti della Toscana, di quasi tutti gli assessori della giunta di centrosinistra Domenici, e di qualche dirigente comunale, al pagamento di una bella somma di danaro per rifondere le casse municipali da mancati introiti relativi alle multe.
In breve, approfittando del passaggio da lira ad euro, gli amministratori avevano inopinatamente raddoppiato, per ogni contravvenzione affibbiata agli automobilisti, a la quota spettante non al comune, ma alla s.p.a. Firenze Parcheggi, uno dei tanti conglomerati di banche, politici riciclati e clientele locali. Ciò aveva determinato un " consistente, ma non trasparente, ampliamento degli utili della Firenze Parcheggi e dei suoi soci privati". La grave vicenda è stata, a suo tempo, ampiamente spiegata in questo nostro articolo.
La reazione dell'amministrazione non si è fatta sentire, e, invece di aver come conseguenza le dimissioni immediate della giunta che ha favorito in modo così indecente i soci privati della F.P., il piccolo uomo-tigre annidato negli uffici di Palazzo della Signoria ha aperto le sue piccole fauci, ha tirato fuori le sue piccole unghie, e ha ruggito con tutto il piccolo fiato che ha in corpo.Apprendiamo dalle pubbliche parole del Procuratore Regionale della Corte dei Conti, dott. Claudio Galtieri che, singolarmente, dopo solo pochi giorni che la Corte aveva emesso la suddetta sentenza, i posti auto antistanti la sede della Corte, in via Mannelli, fino a quel momento riservati, con apposita segnaletica, alla “Autorità giudiziaria – Corte dei conti”, sono stati soppressi e sostituiti con ordinari posti a pagamento, provocando enorme disagio a tutte le Autorità e gli Organi di polizia giudiziaria che frequentano quotidianamente gli Uffici della Sezione giurisdizionale e, ancor più, quelli della Procura regionale, costringendo impiegati, forze dell'ordine, magistrati e cancellieri a gimcane alla ricerca di un parcheggio per le auto di servizio.
Magistrati e funzionari che, privati dello spazio loro riservato da decenni, devono metter mano al borsellino degli spiccioli, e finanziare, monetina dopo monetina, proprio quell'ente strambo pubblico-privato sul quale avevano indagato ed emesso sanzioni. Firmatario dell'atto di cambio destinazione d'uso degli spazi pubblici, uno dei funzionari indagati e, per sua fortuna, assolto, non per non aver commesso il fatto, ma per il ruolo minore (“colpa lieve”, fu sentenziato) nel piccolo grande imbroglio fiorentino. Lui il firmatario, ma praticamente impossibile che abbia agito da solo e senza che, organizzativamente e politicamente, nessuno oltre lui sapesse, e approvasse.
Una miserabile, disgustosa operazione di vendetta di stampo amministrativo, che colpisce tanto per la minuscola entità economica del danno piccosamente inflitto (1€ l'ora...) quanto per l' enormità dell'offesa alla funzione giudiziaria e costituzionale della Corte dei Conti. Dice infatti l'art. 100 della Costituzione che “La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità sugli atti del Governo, e anche quello successivo sulla gestione del bilancio dello Stato. Partecipa, nei casi e nelle forme stabiliti dalla legge, al controllo sulla gestione finanziaria degli enti a cui lo Stato contribuisce in via ordinaria. Riferisce direttamente alle Camere sul risultato del riscontro eseguito”. Ed inoltre, aggiunge, al comma 3, che la legge assicura l'indipendenza dell' Istituto e dei suoi componenti di fronte al Governo.
Figuriamoci se non è necessario difenderne la dignità difronte ad una squallida e intimidatoria miagolata vendetta perpetrata da parte di uno o più uomini la cui fallimentare visione della legge, del potere, dell'interesse pubblico, della protervia del proprio ruolo stanno per essere spazzati via dalle prossime elezioni. A meno che il popolo non sia talmente bue da farsi divorare da queste pseudo tigri con i denti di carta.