In vista delle elezioni, amministrative ed europee, i partiti politici di ogni schieramento si stanno confrontando ancora una volta sul tema “sicurezza”. Con questa parola, tanto generica quanto vuota, si vuol comprendere una serie di questioni non sempre facilmente comparabili: dalla prevenzione alla repressione, dal contrasto alla microcriminalità in piccoli centri urbani, al contrasto a livello nazionale delle grandi e potentissime strutture mafiose, dal controllo della immigrazione clandestina, al tutela dei più deboli, dalla lotta allo spaccio di droga alle indagini sui più efferati delitti familiari, dal controllo delle grandi manifestazioni sportive fino al pattugliamento della smisurata periferia delle città italiane. Il peso della “sicurezza”, secondo tutti i partiti politici, deve ricadere sulle Forze dell'Ordine.
Lo slogan è uguale per tutti: “più uomini sulle strade, più commissariati di Polizia, più comandi di Carabinieri!”.Ma l'organica riorganizzazione di leggi, normative e regolamenti è del tutto assente dai programmi. A conferma della scarsissima capacità o volontà di dare risposte strutturali ai problemi della sicurezza, c'è stato il provvedimento dell'indulto del 2006, che ha suscitato rabbia e frustrazione nei cittadini e che ha visto vanificare il duro lavoro di tanti componenti delle forze dell'ordine e della magistratura, provvedimento votato da destra e sinistra in perfetto accordo e senza alcuna valutazione scientifica delle conseguenze.
Pretendere che più poliziotti, più carabinieri, più impegno sulle strade possa essere la panacea dei mali italiani è segno di grave superficialità e scarsa attenzione alla realtà.
Alcuni numeri possono spiegare meglio di tante parole: nel nostro Paese abbiamo una concentrazione elevatissima di forze di polizia. In particolare, risultano attualmente in servizio (le cifre sono arrotondate) ben 118.300 carabinieri, 110.000 poliziotti, 65.000 uomini della guardia finanza, 11.000 unità delle capitanerie di porto, 30.000 addetti alla polizia penitenziaria, più tutti i componenti delle altre strutture locali (vigili urbani, polizie provinciali, e simili, che sono circa 70 mila) e del Corpo Forestale dello Stato.
Un totale impressionante, numericamente superiore all'armata tedesca di Kesserling che occupò la penisola nel 1943, numericamente superiore al corpo di spedizione americano in Iraq, a fronte di una situazione che, soprattutto nelle regioni del Sud, è tristemente, drammaticamente, tragicamente fuori dal controllo, anzi, verrebbe da dire, dalla giurisdizione dello Stato.
È ovvio che puntare tutto sul numero degli addetti alla sicurezza è tanto sbagliato quanto deresponsabilizzante per la politica. Gli organici dovrebbero essere probabilmente aumentati in determinati settori solo a seguito di una seria riorganizzazione degli effettivi attualmente disponibili e solo a seguito di una preventiva, seria e definitiva concessione di tutti i mezzi a disposizione, mezzi materiali (benzina per le auto, strumenti informatici, strutture immobiliari adeguate), mezzi di indagine e soprattutto strumenti legislativi efficaci, determinati e non equivoci, capaci di cambiare adeguatamente la intera forma della tanto celebrata “sicurezza”, che abbracci ogni momento del suo iter, dalla prevenzione alla certezza della pena.
Tanto per tornare all'indulto, esso ha provocato la liberazione prima dei termini di circa 15 mila detenuti; ha altresì provocato la sostanziale impunità per altre decine di migliaia di rei, mandando in fumo anni di indagini e di processi, ma nello spazio di poco più di un anno, essendo rimaste immutate le leggi che determinano il sovraffollamento e le atroci lungaggini processuali, le carceri ospitano (secondo gli ultimi dati del marzo 2009 e secondo le parole del ministro Alfano) 60 mila detenuti, 17 mila in più della capienza regolamentare
Credere di inseguire la spirale più polizia, più detenuti come strada per risolvere la sicurezza è segno di profonda immaturità ed ipocrisia politica. Attendiamo, per ora con poca speranza, un serio programma di valorizzazione delle competente e delle professionalità, assistito da una legislazione coerente e di largo orizzonte.