<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> elezioni 2009, elezioni europee, voto, voti, partito, marco ottanelli
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articolo del 9 giugno 2009, aggiornato l'11 giugno con tabella aggiunta il 3 luglio
Elezioni 2009: i flussi di voti tra partiti.
 

(dati elaborati da studi incrociati di vari istituti di ricerca e da analisi comparate dei voti nazionali e locali)

 

di Marco Ottanelli

 

Il dato principale ed innegabile delle elezioni europee e amministrative, è che gli elettori italiani rifiutano il bipartitismo, e rifuggono persino il tanto magnificato bipolarismo. I due maggiori partiti calano a vantaggio di una serie di forze che vanno dal 3 al 10%, quindi ben oltre la soglia della cosiddetta frammentazione. Il dato è così evidente ed eclatante che persino Berlusconi, come primo atto serio e politicamente impegnativo dopo le elezioni, ha mollato il referendum Guzzetta al suo destino. Ricordiamo per l'ennesima volta (ed i nostri lettori ci scuseranno per la ripetizione) che i sistemi bipolari si formano per naturale consenso, ed i sistemi bipartitici, all'atto pratico, non esistono (vedasi i risultati nel Regno Unito!) (NB: dopo questi risultati, ci chiediamo chi avrà sentirà il coraggio di appoggiarlo!)

Questa diffusione del consenso non è di per sé negativa, in quanto è espressione diretta di una serie di differenze significative che con tutta evidenza non possono essere contenute in due soli partiti/schieramenti. Forse questo non è stato del tutto compreso dagli strateghi del PD prima e dall'ego sconfinato di Berlusconi ora, ed ambedue hanno pagato lo scotto di questo errore.

 

il PDL e Lega

Il partitone governativo ottiene un più che lusinghiero 35% ma perde, rispetto ad un anno fa, 2 dei voti percentuali e ben 3 milioni di consensi assoluti. Se una parte di questa perdita è da imputare alla fine della “volata” (nel 2008 c'era da sconfiggere il tanto detestato centrosinistra al potere!), ed è quindi fisiologica, il peso di quei tre milioni merita una analisi più approfondita.

Unire due partiti (ricordiamo che il congresso fondativo del PDL si è svolto appena nel marzo del 2009) in un soggetto più ampio porta sempre, storicamente, alla cosiddetta “fuga delle ali estreme”. Questo si è verificato in robusta misura nel PD, e anche in tutte quelle piccole alleanze di sinistra (Arcobaleno, Sole che Ride, ecc ecc). Il fatto che un partito di oltre il 35% abbia perso, dopo la fusione, solo il 2%, è da considerarsi (nella fredda scienza dei flussi di voto) un successo. Ma il 2% è il saldo tra ingressi ed uscite: dove sono andati, e da chi son stati presi i voti?

Molti indicatori segnalano uno scambio forte con la Lega, nei due sensi, ma con una netta prevalenza di voti ain favore del partito del Nord. Sono almeno mezzo milione gli italiani (in buona parte di AN) che hanno preferito la Lega al PDL. Non trascurabile, né del tutto sorprendente, lo spostamento verso l'IDV di alcune frange di destra. Ma la perdita più importante per il PDL si è verificata in Sicilia, dove, a causa dello scontro tra correnti interne a Forza Italia, e tra essa e l'MPA di Lombardo, una massa enorme di potenziali elettori di destra si è religiosamente astenuta, in un atteggiamento di attesa e di sospensione tutto teso a influenzare le prossime trattative sul destino dell'alleanza isolana. Astensione che ha colpito anche la delusa Sardegna (il G8) e una parte del Sud, dove evidentemente i giochi non sono ancora completamente fatti, tra Mastella ed ex democristiani in libera uscita.

In parziale compenso, una piccola quota di incerti è passata nelle fila del Popolo delle Libertà, così come alcuni delusi di altri partiti, attratti probabilmente da candidati “giusti” o dal potere che il leader esercita.

Le vicende ultime (Mills e Naomi) pare abbiano scosso alcune gerarchie ecclesiastiche, non tanto per i “peccati” (che ben conoscevano anche prima), quanto per la loro eccessiva evidenza. Nella norma dell'ipocrisia cattolica, non è l'atto, ma lo scandalo che eventualmente provoca, a costituire un problema. Ed un numero non indifferente di elettori (dai 200 ai 250 mila) è stato spostato sull' UDC.

In ogni modo, l'elettorato di FI-AN appare uno dei più fedeli : circa il 70% di coloro che avevano votato PDL nel 2008 hanno confermato quest'anno la loro scelta.

La Lega consegue tre successi in uno: A) l'espansione geografica (con strabordamento in Emilia, ma anche nella “lontana” Rimini) che raggiunge Toscana, Marche e altre regioni, facendo sempre più del vecchio movimento localista di Bossi un partito nazionale vero e proprio. B) la capacità di piacere ai “moderati” alla Maroni e agli “estremisti” alla Borghezio senza apparenti contraddizioni C) l'aver saputo dimostrare di “saper governare”, sia a livello centrale sia a livello locale, con poche e marginali eccezioni.

Se al Nord la Lega ruba voti al suo grande alleato, in Emilia Romagna e al centro sottrae consensi al PD. E mantiene quasi tutti i voti che aveva “rubato” alle sinistre (Verdi e Rifondazione) nel 2008. Quindi, un partito capace di catalizzare assensi da ogni dove, e preziosissimo per la sua coalizione perché tende a corrodere gli avversari proprio nelle loro roccaforti. Il peso specifico della Lega dunque è ben superiore al suo 10%, anche perché controlla completamente il Nord, e quindi tutto il Paese. Anche la Lega ha un tasso di affezione piuttosto alto, superiore al 60%.

il PD

Mentre ancora non capiamo cosa abbiano gli esponenti democratici da esultare, visto che sono al minimo storico assoluto, emergono dagli ultimi spogli delle amministrative dei veri salassi locali per gli ex DS e gli ex Margherita. Causa ed effetto di questo fenomeno è la perdita del tradizionale controllo sull'apparato di sottogoverno amministrativo, che ha conseguenze deflagranti in regioni post-operaie e neo-imprenditoriali come Marche, Emilia ed Umbria. La Toscana vede ballottaggi in aree dove solo fino a un anno fa sarebbero state impensabili (la costa Livornese, Prato e la sua provincia...) ed il PD perde il primato a Lucca, Arezzo, Grosseto e Massa Carrara.

Il Partito Democratico, lascia sul campo la bellezza di 4 milioni di voti, da sommare all'emorragia già subita nel 2008. E' solo grazie alla campagna elettorale grigia ma rassicurante del suo segretario (lasciato un po' solo dall'apparato, in effetti, in attesa del congresso), che una gran parte di questi 4 milioni ha scelto la “pietosa ma punitiva astensione”, evitando di andare ad ingrossare le fila dei concorrenti, ma comunque sono circa 2 milioni gli ex elettori del PD che hanno cambiato idea, volgendosi verso formazioni idealmente e politicamente molto più coerenti, caratterizzate e decise dell'ambigua formazione “riformista” (nb: mentre scriviamo, a 48 ore dalla chiusura dei seggi, con gli eletti già in via di proclamazione, il PD non ha ancora deciso a quale gruppo parlamentare europeo aderire!). Quasi un milione di delusi ha deciso per Di Pietro (e questo dovrebbe insegnare molto ai ragionieri del botteghino), ma una cifra non indifferente ha premiato le formazioni laiche e “comuniste” come Rifondazione, Sinistra e Libertà ed i Radicali, che, nel loro insieme, assorbono la diaspora di voti diessini di sinistra, mentre margheritini e diessini moderati (in minor misura) hanno votato UDC e Lega, soprattutto al centro Italia.

Un crollo ancor più manifesto del potere piddino si è verificato nell'ex feudo campano, dove, travolti da una serie impressionante di scandali, inchieste, indagini, arresti, collusioni, gli ex DS hanno perso tutto il perdibile, lasciando dietro di sé solo macerie, e costringendo il partito democratico ad una dimensione transappenninica, come è stato detto, basata solo sull'asse Firenze-Bologna. Il rischio è quello di trasformare, in un processo inverso a quello della Lega, il PD da grande formazione nazionale nel nuovo partito localistico. E il relativo successo in Sicilia è solo “in discesa”, causa la massiccia astensione dei maggiorenti di Forza Italia.

L'IDV

Raddoppiare i voti non è mai una cosa semplice da gestire, e per Di Pietro la nuova Italia dei Valori , composito assemblaggio di destra, sinistra e indipendenti, sarà un impegno notevole. Il suo elettorato è uno dei più instabili del Paese, con continui ingressi e continue uscite. Nell'anno 2008-2009 non è riuscito a fidelizzare neanche il 50% dei votanti, una parte dei quali si sono astenuti ed una parte dei quali ha preferito forze di sinistra, dal PD ai Radicali, da Rifondazione a Sinistra e Libertà. Ma il flusso è stato ben compensato dall'arrivo di voti freschi post-veltroniani (lo ripetiamo: quasi un milione) e di altre “sinistre”, nonché, ed è qua il dato interessante, da una discreta massa di voti di destra, compresa quella estrema, che hanno riconosciuto nel dipetrismo, intriso di grillismo e di un certo montanellismo di ritorno, valori assolutamente compatibili con certi rigori antieuropeisti e localisti, una certa forma di populismo leaderista, ed un moralismo più o meno ben riposto.

Il nuovo partito ha una connotazione, quindi, piuttosto incerta se non ambivalente, e la annunciata mossa di Di Pietro di spersonalizzare l'IDV è più volta a tenereinsieme le diverse anime di una formazione che, con l'8%, è ormai non più gestibile da una sola persona, che non ad abbandonare la posizione di padre del partito. Sicuramente le candidature prestigiose e ad effetto hanno avuto un peso, perché a livello locale l'IDV, dove non c'erano “eroi” da esaltare, ha spesso deluso. Eclatante il caso di Firenze, dove, alle europee, l'IDV ha raccolto quasi l'8%, con circa 17 mila voti, e per il Comune, dove la dirigenza locale si è appiattita completamente sul quel PD travolto da scandali, indagini, inchieste (3 assessori indagati, scandali edilizi, complicità con Ligresti...) non è andata oltre il 2,83%, con una differenza in negativo di ben 12 mila voti.

 

Le sinistre ed i Radicali

Lontani dall'abbraccio mortale dell'Unione, sinistra alternativa e radicali tornano a respirare, grazie soprattutto ai delusi del PD, dal quale raccattano quasi un milione di voti, nel nome della laicità, dei valori del laburismo e della difesa del precariato, e di un antiberlusconismo più marcato politicamente (e non moralisticamente). La possibilità offerta dal proporzionale si è però infranta contro il doppio scoglio dello sbarramento (vera cortina a protezione dei “magnifici 5”) e delle classiche e (a livello europeo) inspiegabili serie di scissioni e divisioni. Rimane il fatto che un'area laico-progressista (seppur divisa tra ex comunisti e ultra liberisti) di circa l'8-9% di voti rimane esclusa da ogni rappresentanza. A questo va aggiunta una scarsa fedeltà dell'elettorato, che appare pur sempre come un elettorato di passaggio, di protesta, il peggior capitale possibile per chi voglia costruire una alternativa politica. Interessante notare, a tal fine, che una (non troppo eccessiva) parte dei consensi alle sinistre è derivato proprio dalla destra (AN, Lega) e dall'IDV. Si può parlare quindi di crescita temporanea ma non ancora di recupero, per queste formazioni, che possono rafforzarsi solo in virtù del calo del PD. Una competizione ancora molto aperta che richiederebbe quantomeno una stabilità dei simboli, dei programmi e delle strutture. Stabilità del tutto assente, anzi, sostituita da una sorta di schizofrenia nel sovrapporsi di alleanze e di distanze tra il livello europeo e quello locale, che ha visto Rifondazione e i vendoliani ora alleati ed ora avversari del PD, ingenerando una ovvia confusione nell'elettorato.

Le divisioni e le scissioni hanno poi avuto una valenza quasi solo esclusivamente d'apparato, visto che le centinaia di migliaia di voti che sono fuoriusciti dal centrosinistra si sono diretti, come accennato, più verso un'area ben definita, che non verso questo o quel comitatino centrale. Si può dire che quel milione ha premiato "la sinistra" e non i partiti che la compongono.

L'UDC

 

Pierfendinando Casini l'ha azzeccata. Ha capito con grande perspicacia (e grazie anche ad articoloni sull'Osservatore Romano e Famiglia Cristiana!) che una parte più tradizionale e fideista dell'area cattolica stava per mandare un segnale a Berlusconi. Politiche sulla immigrazione, festini, leggi poco misericordiose, donnine ignude... passando ad incassare il super assegno per scuole private e altre guarentigie, una parte della gerarchia cattolica ha storto il naso difronte a certi comportamenti “indecorosi” e ad una politica in generale poco attenta ad una visione globale della società così come piace Oltretevere. Facendo perno su questo, e sul buon livello di fidelizzazione del suo elettorato, l'ex Presidente della Camera ha candidato tre figure tra le più palesemente conservatrici e profondamente legate all'estremismo cattolico: Maghdi Cristiano Hallam, l'anti islamico convertito al vangelo di Giuliano Ferrara, battezzatosi in San Pietro nella notte di Natale, Carlo Casini (stesso cognome, ma non parente), presidente dello storico (e potente) Movimento Per La Vita, tornato alla ribalta sul caso Englaro, e il meno casto ma così elegantemente retrò Emanuele Filiberto. Poi per dare un rinforzino, ha candidato pure De Mita ed il suo pacchetto di voti campani, e ha portato il suo partito ad un buon risultato, attraendo più di 500 mila voti di destra clericale da PDL, PD e persino dalla Lega (l'UDC è l'unico partito che va in saldo positivo nei confronti del partito di Bossi). Questo sposta sensibilmente l'asse del partito, e pone indiscutibilmente il problema della collocazione dell'UDC nel campo dell'opposizione e del centrosinistra (come incredibilmente invocato da Fassino e dal prossimo sindaco di Firenze, Matteo Renzi, subito dopo il voto).

I voti ai partiti: lo specchio dell'Italia.

(i dati sono stati ricavati con la massima approssimazione possibile a causa delle continue fusioni e scissioni)


2006

2008

2009

PDL

13.752.038

13.628.865

10.840.253(con Un. Valdotaine)

PD

11.928.362

12.092.998 (con radicali)

8.150.881(con SVP)

LEGA

1.749.632

3.024.522

3.126.915

UDC

2.582.223

2.050.319

1.996.901

IDV

877.159

1.593.675

2.452.569

Sin. E Lib.

4.390.000 circa

1.460.000 circa

958.458

Rif. + Com. It

1.038.247

1.996.705

Mov. Autonomia

-

410.487

682.046 (con le destre)

radicali
991.049 (con i socialisti)
(nel PD)
743.273
 
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