<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> referendum guzzetta, legge elettorale, beppe grillo, gabriele pazzaglia
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Beppe Grillo e il referendum Guzzetta.
 

di Gabriele Pazzaglia

 

Beppe Grillo comincia il suo post del 12 aprile 2009 con la seguente affermazione: «il referendum per la nuova legge elettorale cancellerebbe la "porcata" di Calderoli ». Il referendum, però, non abolisce la legge elettorale: a parte il fatto che la Corte Costituzionale non permetterebbe mai che venisse soppressa tutta una legge elettorale (perché, altrimenti non vi sarebbero regole per eleggere il Parlamento il quale, ovviamente, non può non essere eletto! Quindi, nulla viene cancellato!), a parte questo, i questiti referendari aboliscono di fatto solo alcune parole della legge. Per la precisione i tre quesiti:

Il primo riguarda la Camera dei Deputati: cambia l'assegnazione del premio di maggioranza (che rimane del 55% dei seggi), che sarà dato non più alla coalizione vincente ma a quel singolo partito che riceve più voti degli altri. Anche ben al di sotto del 50% (40, 35, 30, anche teoricamente il 10%...)

Il secondo quesito, stesso meccanismo del primo, ma per il Senato.

Il terzo vieta di candidarsi in più di una circoscrizione (unico punto che mi trova d'accordo visto che finalmente si finirebbe con lo squallido balletto delle rinunce strategiche per far passare il successivo in lista).

Caliamo queste regole nella situazione concreta: se il premio di maggioranza del 55% fosse attribuito al solo PDL invece che diviso tra il PDL e la Lega Nord, cosa cambia ai fini della politica nazionale? Nulla, se non in peggio: sarà la stessa melma, la stessa palude, nella quale sguazziamo da anni ma il partito di Berlusconi (da solo) avrebbe il 55% dei seggi. Vale la pena spendersi per questo obiettivo? Secondo me no, poi ognuno faccia quel che vuole.

Altro punto del post di Grillo (e dei promotori del Referendum) è il risparmio di «4/500 milioni» che si avrebbe con l'accorpamento del Referendum (previsto per il 14 giugno) con le elezioni amministrative/europee (previste per il 7 giugno). A parte il fatto che Grillo dice 4/500 milioni mentre i promotori del referendum dicono 400 e basta, e la differenza di 100 mln di euro non è poco, io non so se questa cifra sia vera, ma anche se fosse vera, siamo proprio sicuri che non sia utile spenderla? In questo paese si buttano via tanti soldi: amministratori pubblici strapagati, Alitalia svanduta, multe non riscosse, sanatorie indecenti...io detesto lo spreco di denaro pubblico, eppure dico: proprio sulle elezioni e la volontà popolare dobbiamo andare a lesinare? Proprio su uno dei massimi momenti di espressione della democrazia dobbiamo andare a risparmiare?

Credo che indire nello stesso giorno le amministrative, le europee, e il referendum sia in qualche modo rischioso: elezioni come quelle comunali o come lo stesso referendum rischiano di essere “schiacciate” da altre facendo saltare il diritto, non alla parola, ma all'argomentazione, che già oggi è tanto precario.

Non capisco, poi, l'assunto di Grillo (e dei referendari?) secondo cui «se il referendum fosse tenuto con le elezioni europee il 6/7 giugno, vincerebbe il sì (e perché non dovrebbe vincere il no?), e il quorum sarebbe raggiunto» e perché chi andrebbe a votare nell'ipotetica unica tornata del 6/7 non dovrebbe prendere solo alcune schede e rifiutare quelle del referendum?. Nulla è certo, in questi casi!

Grillo chiude il post dicendo cose che, non credo di esagerare, mi preoccupano alquanto: «Se dovevamo vivere sotto una dittatura, allora era meglio il fascismo di questi marchettari della televisione e dei giornali».

Meglio il fascismo? Ma come ci si può permettere di dire una roba del genere? Per quanto io sia distante dalla politica di Berlusconi e della sua corte fatta di Gasparri e di Franceschini, di Cicchitto e di Veltroni, di Maroni e di D'Alema, mai dirò che il fascismo era qualcosa di meglio e mai accetterò che qualcuno lo sostenga: Berlusconi è stato a capo di una coalizione che ha vinto democraticamente ben 3 volte; 1 volta è stato mandato a casa dal libero voto del Parlamento (1994), una volta è arrivato alla fine della legislatura (2001-2006) alla quale sono seguite libere elezioni che, dettaglio non marginale, ha perso. Nulla di tutto ciò succedeva con il fascismo. Cosa succedeva in quegli anni – scusate se appaio patetico - lo spiega una lapide apposta a Firenze, in Via Fratelli Dandolo, dedicata a chi il fascimo lo subì davvero : «Gaetano Pilati, deputato e consigliere comunale non cedette alla dittatura, per questo qui fu ucciso, la notte del 3 ottobre 1925». Penso non serva aggiungere altro.

 
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