<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> esplosione viareggio, francesco bertolucci
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Un teatrino da 50 milioni.
di Francesco Bertolucci
 



E' passata poco più di una settimana dai funerali di stato per la tragedia di Viareggio.
La strage di innocenti, le vittime continuano e continueranno a salire, non si è ancora placata.
Si è invece placato, il gran teatrino della politica.
Tra "fatalità", "ghe pens' mì" e "profondo cordoglio", parlamentari, deputati e alte cariche dello stato hanno esaurito il loro 'tour del disastro'.
Da Maroni a Napolitano, passando per Berlusconi, Davico, Matteoli, Schifani, Fini e ogni altro che ha fatto visita alla città, tutti si sono mostrati celeri nel portare il loro cordoglio.
E anche nel fare i funerali di stato.
Ora che i fari si stanno spegnendo e l'interesse sta, per così dire, scemando, a freddo, emergono le crepe del comportamento dei politici.
Tra tutti quelli che si sono avvicendati infatti, nessuno ha sferrato con forza una cosa fondamentale: una accusa.
Da subito.
Se ben si ricorda, appena si è avuta notizia dell'incendio, il governo ha prontamente proposto di chiedere lo “stato di calamità naturale” mentre, di lì a poco, bene o male ogni politicante che è giunto in Toscana, ha parlato di “fatalità”.
E questo concetto, lo ha difeso in maniera strenua.
Talvolta anche in maniera quasi ridicola, come fatto dal sottosegretario Michelino Davico che, incalzato dai giornalisti quando parlava di fatalità, prima cercava di correggere il tiro dicendo che “poteva accadere magari in campagna e procurare meno vittime” poi, incalzato di nuovo, non rispondeva e, con quella faccia un po' così, cercava di cambiare discorso.

Eppure, che vi siano responsabilità oggettive da parte di chi ha fatto correre quel treno sulle rotaie essendone proprietario e di chi ne ha dato l'autorizzazione, senza tralasciare il grande “sottobosco”, politico e non solo, che si cela dietro a queste due operazioni, è una cosa da ritenere alquanto fondata.

Già, perché non ci vuole l'ingegnere più bravo del mondo ma basta avere due nozioni di meccanica, per evincere a prima vista (anche solo dalle foto), che la rottura dell'assale incriminato che ha dato il via all'inferno, sia avvenuta non per caso ma per fatica.

È una ipotesi, se così la vogliamo chiamare, che trova riscontri nel fatto che la zona liscia della sezione dell'asse, ovvero quella che segnala la zona di propagazione della cricca dovuta ai cicli di carico, è molto estesa e indica, di conseguenza, che questa si è formata e propagata per un periodo di tempo abbastanza lungo.
Un fatto, suffragato inoltre dalla presenza della ruggine sulla superficie dell'asse.
Ruggine, che potrebbe aver creato tante piccole fessure sulle quali la cricca ha cominciato a muoversi e poi, conseguentemente, generato la rottura per fatica.
Un fenomeno, conosciuto e studiato da “appena” 150 anni e che, perlopiù, si realizza grazie ad omissioni di controlli e superficialità nel trattamento della manutenzione.
Per dolo in pratica, non per fatalità.

L'insistenza sul fatto della fatalità comunque, è quasi un fatto logico visti i molteplici fattori, o per meglio dire responsabilità, che si possono additare al sistema politico italiano.
Non è un mistero, anzi è ormai vox populi, che molte ditte che eseguono trasporti e non solo, preferiscano ogni volta evitare di fare interventi di manutenzione, ritenuti troppo costosi, e si affidino al “tanto ci sono le assicurazioni” cercando di imbottare più denaro possibile nel periodo che fa da trait d'union tra gli incassi ingenti e la rottura del mezzo.

Non è un mistero nemmeno il fatto che, per ovvi motivi, con la privatizzazione delle ferrovie, fatta fondamentalmente in maniera bipartisan dato che l'ha cominciata uno e finita l'altro, siano diminuiti i posti di lavoro e di conseguenza, anche per il semplice fatto che una persona non può svolgere in contemporanea il servizio di altre venti, i controlli.
Se volete una conferma di tutto questo, parlate con un ferroviere.
Probabilmente, potrebbe dirvi che, vista la situazione, sia già tanto che casi del genere non accadano periodicamente e a poca distanza l'uno dall'altro.
In tutto questo comunque, senza andare a toccare l'altra miriade di voci che si potrebbero toccare, è evidente la grossa mancanza della politica.
Che parla di fatalità.
Tra l'altro, per dirla tutta, quando è andata bene perché si è pure lanciata, col presidente del consiglio Silvio Berlusconi, in un “vado là e prendo in mano la situazione”..nemmeno si parlasse di una partita di calcio.
Uscita tra l'altro, che ha fatto da richiamo per i numerosi fischi che lo hanno accolto, sorridente, appena sceso dalla macchina che lo portava dinanzi al municipio di Viareggio. Fischi che lo hanno irritato a tal punto da non rispondere alle domande dei giornalisti a fine conferenza stampa ed a farli chiudere a chiave dalla polizia, o chi lo ha fatto per loro, nella sala consiliare comunale quando lui se ne usciva dall'uscita secondaria della stanza per far si che non arrivassero domande scomode.
Anche il premier comunque, nella sua conferenza si è ben guardato dall'ipotizzare fautori di reato o colpevoli. Tranne per dire che probabilmente “un motorino aveva provocato l'esplosione”, ipotesi che gli esperti giudicano plausibile come il fatto che il contenuto della Bibbia sia scientificamente provato.
Nessun riferimento alla Gatx, multinazionale americana proprietaria dei vagoni cisterna deragliati che in genere trasporta anche materiali chimici e che deve assicurare ad ogni viaggio di aver compiuto la revisione di tutti gli elementi strutturali di ogni suo carro.


Un riferimento che, visto il pedigree dell'azienda in questione, stando al libro “The dangerous dozen” nell'ultimo decennio la Gatx è considerata negli Usa una delle dodici società più pericolose alla quale vengono attribuiti quasi quattrocento sciagure simili, verrebbe spontaneo anche se non c'entrasse nulla.
Figuriamoci ora.

Nessun riferimento nemmeno alle altre plausibili implicate come Trenitalia, probabile detentore del locomotore, la raffineria Sarpom, società padana che peraltro dichiara di aver delegato i controlli alla Fs Logistica, altra compagnia del gruppo Trenitalia, la Cima Riparazioni, azienda con cui le ferrovie lavorano dal 1945 e che ha sostituito l'assale spezzatosi e causa del deragliamento (assale fornito dalle officine della Gatx di Hannover certificato come pronto al montaggio nonostante la sua imperfezione magari non percettibili a prima vista e che scoperchia il mercato poco conosciuto delle finte rottamazioni dei vagoni) o l'agenzia per la sicurezza ferroviaria tedesca dove il mezzo risulta immatricolato il 2 marzo del 2009 e dove ha ricevuto il via libera alla circolazione.
Niente.

Si parla di fatalità, si mostra cordoglio e, a parole che forse si trasformeranno in fatti visto che con poco si potrebbe avere un gran ritorno mediatico, si promettono i 50 milioni necessari per le ricostruzioni (anche se, in realtà al momento ne sono stati stanziati solo 15 e dei soldi restanti non se ne ha notizia).
Non si cercano colpevoli né si promette che si trovino.
E tutto cade in un silenzio quasi ovattato con alcuni giornali, che cominciano stranamente a cercare di rifilare la colpa all'errore umano dicendo che i macchinisti, comportatisi tra l'altro egregiamente, andavano troppo veloce in un tratto invece, dove ad onor del vero stavano correndo meno di quello che potessero fare.
Nel frattempo, lo scaricabarile delle responsabilità insiste e, approfittando di questo silenzio, arriverà forse sino in fondo al processo nel quale, con ogni probabilità, o non ci saranno colpevoli dichiarati o se ci saranno si spartiranno una colpa molto blanda che non intaccherà la loro bella facciata e permetterà che il gioco del “tanto ci sono le assicurazioni” si protragga all'infinito col beneplacito della politica.
Una politica che avrà sicuramente fini terzi come in ogni vicenda e che, in questo caso, si è unita al gran cordoglio nazionale in modo così lesto da non farsi sfuggire nemmeno un voto.

Facendo quasi certamente un indebito paragone, in questo caso tra gli sciacalli che hanno provato ad entrare nottetempo, nonostante la zona rossa, nelle case degli sfollati armati di mazza per cercare di arraffare il più possibile o quegli avvocati che, appena avvenuta la tragedia, si sono catapultati nelle corsie di ospedale o addirittura all'obitorio in cerca di possibili clienti tra i parenti delle vittime, ed i politici che si sono avvicendati sul territorio donando un cordoglio così esemplare da farli risparmiare in futuro sulla propaganda elettorale, c'è ben poca differenza.

 
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