<%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="1252"%> cinema centrale, speculazione, chiesa, francesco bertolucci
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Sia fatta la lottizzazione del Signore

 

di Francesco Bertolucci

 

Le “voglie” del Signore - o di chi ne fa le veci- rischiano di ridurre sul lastrico delle famiglie. È un episodio molto strano quello che si sta per consumare nella città di Viareggio. Un cinema, e con esso chi vi lavora, sta per cessare la propria attività per far ristrutturare una chiesa sconsacrata per la quale, peraltro, si sarebbero potuti trovare i soldi necessari senza battere ciglio. Sembrano elementi abbondantemente sconnessi tra loro ma, entrando nel merito della vicenda, il tutto si collega molto rapidamente. Andiamo con ordine.
Il cinema “Centrale”, sala di proiezioni unica in tutta la zona per il suo cinema d'essai, dopo 61 anni di onorato servizio il 28 maggio avrà il suo ultimo giorno di vita.
Lo spazio che occupa, di proprietà della parrocchia di Sant'Andrea che ne è entrata in possesso grazie ad una donazione modale del 31 agosto del 1938, è stato infatti richiesto, previa sfratto a seguito della scadenza del contratto di locazione con la fine dell'anno 2005, dalla chiesa stessa perchè ha intenzione di vendere parte della struttura per ricavare 3 milioni di euro da destinare alla ristrutturazione di San Giuseppe, il predetto luogo di culto sconsacrato.


I 3 milioni, arriverebbero grazie alla vendita di parte del cinema, modificato.
Tramite un progetto di recupero dell'architetto Giorgio Ramacciotti infatti, si sarebbe pensato di dimezzare la capienza del cinema, sito tra l'altro in una zona centrale ed ediliziamente costosissima della città, e di far si che sorgano, nella parte “revisionata”, negozi, appartamenti ed uffici.
E già qua i conti non tornano.


La donazione, così come è stata fatta, ha in se l'inderogabile condizione che il terreno resti in “perpetuo” e senza modifica alcuna di proprietà della parrocchia.
Tralasciamo comunque questo fatto e proseguiamo con la vicenda.
All'idea di perdere un cinema storico della città, parte una vera e propria mobilitazione cittadina che smuove le istituzioni tanto che, l'allora sindaco Marco Marcucci, propose prima di riuscire a trovare i soldi necessari alla ristrutturazione di San Giuseppe e, successivamente, vistosi negare questa possibilità dal legale rappresentante di Sant'Andrea, padre Francesco Bergamaschi, di acquisire il “Centrale”.
Niente da fare.


Le proteste dei viareggini proseguono, ed alle loro lamentele, oltre agli appelli di Mario Monicelli e Stefania Sandrelli perchè il “Centrale” non chiuda, si uniscono quelle di due persone inaspettate. Tuonano contro l'operato della parrocchia, padre Luigi Sonnenfeld “Io, prete, chiedo perdono per le scelte della parrocchia, decisioni incoerenti con i doveri di pace e misericordia”, e don Bruno Frediani “La chiesa non può agire come un soggetto privato e anche un cinema può arricchire una città” con quest'ultimo che fa il suo intervento addirittura dalle colonne del settimanale cattolico “ToscanaOggi”.

Frattanto, il gestore del cinema, Piero Carmignani, che aveva da poco acceso un mutuo per rimodernare la sala, chiede, se è vero quanto afferma Bergamaschi, ovvero che sarà mantenuto il cinema seppur dimezzato, che nonostante il cambio di gestione restino al loro posto le tre persone che vi lavorano e vengano dilatati i tempi di sfratto al 2010 (cosa che, tra tempistiche varie di permessi, non sarebbe costata niente alla chiesa) per poter riuscire ad ammortizzare i costi e ad ottenere la pensione. In cambio, non chiederà niente sulle spese di ammodernamento e sull'avviamento commerciale dell'attività.

Padre Bergamaschi, messo alle strette, cede parzialmente alle lamentele e fa si che si proroghino i tempi al 2009.

Tra smentite e no, la popolazione (ben 4 mila firme certificate e pubblicate sulla stampa locale) chiedeva che fosse ritirato il progetto di scorporo del locale depositato in comune nel 2004 mentre il padre cambiava idea e garantiva che questo non sarebbe avvenuto e che sarebbe rimasto il cinema, si arriva quindi ad oggi.

Il progetto non è stato ritirato e, nonostante Bergamaschi asserisca che il cinema resterà tale e riaprirà a data da destinarsi, voci non confermate parlano di personale di un compratore interessato, pare una televisione locale in orbita ecclesiastica che ne gioverebbe soprattutto a fini di lucro secondari dato che ha molte altre attività, avvistato a prendere le misure interne per sottoporre il luogo ai lavori di scorporo.
Un pezzo di cultura di Viareggio quindi, se ne andrà.
Rossella, Vincenzo e Benedetto invece, i tre lavoratori del cinema, non hanno ricevuto nessuna notizia da parte di Bergamaschi e si troveranno in mezzo ad una strada, lavorativamente parlando.
Da giugno infatti, la struttura chiude per lavori.
La ristrutturazione di una chiesa sconsacrata per farne un centro polifunzionale (attualmente c'è una mensa per i poveri che non si riesce bene a capire nè dove andrà a finire nè se continuerà ad esserci) per la quale si sarebbero trovati i soldi anche in altra maniera, manderà quindi in grandi difficoltà economiche tre famiglie.
Per capriccio o per fini terzi, questo cinema ormai “s'ha da vendere”.
Si arrangino le famiglie, si arrangi la cultura, sia fatta “la volontà del Signore”.

 
 
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